L’idrogeno non è più soltanto considerato un vettore energetico del futuro: sta progressivamente diventando una componente operativa, regolamentata e sostenuta da investimenti pubblici e privati.
Negli ultimi anni l’Europa ha compiuto un passo decisivo nella costruzione di un’economia dell’idrogeno. Quello che fino al 2020 appariva come un settore prevalentemente sperimentale è diventato uno dei pilastri della strategia industriale e climatica europea.
L’idrogeno non è più soltanto considerato un vettore energetico del futuro: sta progressivamente diventando una componente operativa, regolamentata e sostenuta da investimenti pubblici e privati.
Dallo sviluppo di un quadro normativo tra i più avanzati a livello internazionale ai grandi programmi di finanziamento, fino alla nascita di impianti su scala industriale, il periodo 2024–2026 rappresenta una fase di accelerazione destinata a ridefinire parte del sistema energetico europeo.
La Strategia europea per l’idrogeno, adottata nel 2020, ha delineato un percorso di sviluppo articolato in diverse fasi.
La prima fase, compresa tra il 2020 e il 2024, prevedeva l’installazione di almeno 6 GW di elettrolizzatori e la produzione di un milione di tonnellate all’anno di idrogeno rinnovabile.
La seconda fase, dal 2025 al 2030, punta invece all’espansione della capacità produttiva, alla nascita di un vero mercato europeo e allo sviluppo delle prime infrastrutture dedicate.
A questi obiettivi si aggiunge il piano REPowerEU, che prevede entro il 2030 la produzione di 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell’Unione europea e l’importazione di ulteriori 10 milioni di tonnellate.
La centralità dell’idrogeno nasce da un dato significativo: nel 2022 rappresentava meno del 2% dei consumi energetici europei e circa il 96% della produzione derivava ancora da fonti fossili.
Per decarbonizzare l’industria pesante, la chimica e i trasporti più difficili da elettrificare, l’Europa punta quindi a consolidare:
L’Europa ha avviato un’azione di finanziamento coordinata su più livelli, coinvolgendo istituzioni comunitarie, Stati membri e investitori privati.
Quindici Stati membri hanno inserito progetti legati all’idrogeno nei propri Piani nazionali di ripresa e resilienza, con circa 9,3 miliardi di euro già stanziati.
Parallelamente, la European Clean Hydrogen Alliance ha censito più di 750 iniziative all’interno della pipeline europea.
Secondo le principali analisi di settore, nell’Unione europea sarebbero già stati impegnati oltre 17 miliardi di euro. Il continente si posiziona così tra le regioni più attive al mondo per investimenti attuali e programmati nella filiera dell’idrogeno.
Tra gli strumenti più rilevanti figura la European Hydrogen Bank, nata per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile attraverso aste competitive.
Il meccanismo punta a ridurre la distanza tra gli attuali costi di produzione e i prezzi che il mercato è disposto a riconoscere. Le prime aste hanno registrato premi competitivi, offrendo un primo segnale del progressivo sviluppo della filiera.
Tra il 2026 e il 2030 è prevista l’entrata in funzione di numerosi impianti su larga scala e delle prime hydrogen valleys, aree territoriali nelle quali produzione, distribuzione e utilizzo dell’idrogeno vengono integrati all’interno di un unico ecosistema.
I progetti con capacità superiore a 100 MW si concentrano soprattutto in:
L’idrogeno verde viene prodotto tramite elettrolisi dell’acqua alimentata da energia rinnovabile, spesso proveniente da grandi impianti eolici e fotovoltaici.
L’idrogeno blu viene invece ottenuto dal reforming del metano, attraverso tecnologie SMR o ATR, abbinato a sistemi di cattura e stoccaggio della CO₂. Questa soluzione viene considerata soprattutto come una tecnologia di transizione per gli impianti industriali esistenti.
Tra i principali ambiti di applicazione figurano:
Il periodo 2024–2026 è caratterizzato dalla costruzione di un mercato regolamentato dell’idrogeno, elemento essenziale per attrarre capitali e ridurre il rischio industriale.
Tra le principali novità normative rientrano:
Il pacchetto approvato nel 2024 introduce un quadro armonizzato per le reti, l’accesso alle infrastrutture, il funzionamento dei mercati e i sistemi di certificazione.
Gli atti delegati adottati tra il 2023 e il 2025 definiscono i criteri per la produzione di idrogeno rinnovabile e le metodologie di calcolo delle emissioni associate all’idrogeno a basse emissioni.
Le strategie degli Stati membri stanno progressivamente convergendo verso standard comuni, sistemi di incentivazione e infrastrutture coordinate a livello europeo.
L’Unione europea dispone oggi di uno dei quadri regolatori più articolati a livello internazionale. Questo può rappresentare un vantaggio competitivo nella fase di crescita industriale, purché le regole siano accompagnate da tempi autorizzativi sostenibili e da una domanda effettiva.
Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia, il mercato europeo dell’idrogeno si trova ancora in una fase iniziale, ma mostra alcuni segnali di evoluzione.
La produzione tramite elettrolisi è in aumento, mentre iniziano a svilupparsi i primi meccanismi di mercato e strumenti di definizione dei prezzi.
Le aste della European Hydrogen Bank possono contribuire alla cosiddetta price discovery, rendendo più trasparenti i costi e i prezzi della nuova filiera.
Permangono tuttavia alcune criticità:
L’Europa potrebbe arrivare a consumare circa 5 milioni di tonnellate all’anno di idrogeno pulito entro il 2030. Il raggiungimento di questo livello dipenderà anche dall’attuazione di strumenti come la direttiva RED III, il sistema europeo ETS e il meccanismo CBAM.
Queste misure contribuiranno a determinare se l’idrogeno potrà diventare competitivo nei settori industriali a maggiore intensità energetica.
L’idrogeno verde viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua, un processo che separa l’idrogeno dall’ossigeno utilizzando energia elettrica.
Quando l’elettricità impiegata proviene interamente da fonti rinnovabili, il processo consente di ottenere idrogeno con emissioni operative molto contenute.
Le principali tecnologie disponibili sono:
L’idrogeno verde può:
I costi di produzione rimangono ancora elevati, ma potrebbero diminuire grazie alla crescita della capacità installata, alle economie di scala e all’evoluzione tecnologica.
L’idrogeno blu viene prodotto attraverso il reforming del metano, abbinato a tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂.
Può rappresentare una soluzione transitoria per sostituire parte dell’idrogeno grigio utilizzato negli impianti industriali esistenti, soprattutto nelle aree in cui la produzione di idrogeno verde non è ancora sufficientemente sviluppata.
Non è tuttavia una soluzione completamente priva di emissioni. Il suo impatto climatico dipende dall’efficienza dei sistemi di cattura della CO₂ e dalla gestione delle emissioni di metano lungo l’intera filiera.
Considerando i soli progetti conosciuti con capacità superiore a 100 MW, la produzione europea di idrogeno potrebbe aumentare sensibilmente entro il 2030.
Le stime riportate indicano un possibile passaggio da circa 38.000 tonnellate all’anno nel 2026 a oltre 2 milioni di tonnellate nel 2030.
Si tratta comunque di una valutazione parziale, perché prende in considerazione soltanto una parte delle oltre 750 iniziative censite all’interno della pipeline europea.
La crescita effettiva dipenderà dalla capacità dei progetti annunciati di raggiungere la decisione finale di investimento, ottenere le autorizzazioni necessarie e assicurarsi contratti di acquisto di lungo periodo.
L’idrogeno sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella strategia industriale e climatica dell’Unione europea.
La presenza di un quadro regolatorio strutturato, l’aumento degli investimenti, lo sviluppo di nuovi progetti industriali e la costruzione delle prime infrastrutture dedicate stanno creando le condizioni per la nascita di un mercato europeo.
Il percorso rimane tuttavia complesso. La competitività dell’idrogeno dipenderà dalla riduzione dei costi, dalla disponibilità di energia rinnovabile, dalla crescita della domanda industriale e dalla realizzazione delle infrastrutture.
Più che una tecnologia già pienamente consolidata, l’idrogeno rappresenta oggi una filiera strategica in fase di costruzione, destinata ad avere un ruolo importante nella competitività industriale e nella sicurezza energetica europea dei prossimi decenni.
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