I mercati globali mostrano oggi una sorprendente resilienza, nonostante un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche, inflazione persistente e incertezze macroeconomiche. Tuttavia, sotto questa apparente stabilità si stanno accumulando rischi sistemici spesso sottovalutati: dalla fragilità del credito al rischio cyber, fino agli effetti dirompenti dell’intelligenza artificiale. Comprendere questi segnali è fondamentale per anticipare possibili cambiamenti di scenario.

Geopolitica, inflazione e resilienza dei mercati

Stiamo vivendo una fase geopolitica complessa, ma i mercati stanno cercando di mantenere un certo equilibrio, nonostante i recenti movimenti più bruschi. Il conflitto porta con sé effetti negativi, in primo luogo sull’inflazione: i prezzi di petrolio e materie prime sono destinati a rimanere elevati ancora per un periodo prolungato. Questo potrebbe facilmente rinviare i tagli dei tassi attesi sia in Europa che negli Stati Uniti, in un contesto di rallentamento economico.

Nel contesto attuale, è interessante osservare quanto recentemente dichiarato da J. Dimon, CEO di JPMorgan, e L. Blankfein, ex CEO di Goldman Sachs.

Segnali di rischio sistemico dalle principali istituzioni finanziarie

Sotto la superficie apparentemente calma dei mercati finanziari odierni, due delle figure più esperte dell’era post-crisi stanno lanciando un avvertimento: il sistema globale sta accumulando più rischi di quanto gli investitori sembrino disposti a riconoscere.

Jamie Dimon e Lloyd Blankfein, protagonisti nella gestione della crisi finanziaria del 2008, non stanno prevedendo un crollo imminente, ma descrivono entrambi una dinamica tipica delle fasi avanzate del ciclo: compiacenza, eccesso di fiducia e rischio che si sposta verso aree ormai sottovalutate.

Jamie Dimon: inflazione, rischio cyber e ciclo del credito

La visione di Dimon parte dalla geopolitica. Gli sviluppi recenti in Medio Oriente sono seri e potenzialmente pericolosi, ma, secondo lui, non ancora decisivi dal punto di vista economico. I mercati hanno reagito con calma e, finché il conflitto non si estende o si prolunga, questa reazione appare razionale. La storia insegna che gli shock geopolitici tendono a rimanere eventi marginali dal punto di vista economico, a meno che non persistano abbastanza a lungo da influenzare inflazione, commercio o fiducia finanziaria.

Il rischio reale non è l’evento in sé, ma la velocità con cui un conflitto circoscritto può trasformarsi in qualcosa di strutturale. E il rischio strutturale, secondo Dimon, resta l’inflazione. Nonostante i progressi, l’inflazione è ancora la minaccia più sottovalutata per l’economia globale, quella che i mercati sono più inclini a dichiarare superata troppo presto. I prezzi dell’energia potrebbero aumentare solo moderatamente, ma l’inflazione tende a riemergere proprio quando la fiducia è più elevata. Il pericolo maggiore non è un picco improvviso, ma la compiacenza, che permette alle pressioni inflazionistiche di ricostruirsi senza essere notate.

Il rischio cyber come minaccia strutturale ai sistemi finanziari

Alla geopolitica si affianca un rischio meno visibile ma sempre più sistemico: il rischio cyber. Dimon considera gli attacchi informatici una conseguenza inevitabile delle tensioni geopolitiche, con banche, infrastrutture e sistemi di pagamento esposti in prima linea.

A differenza degli shock tradizionali, il rischio cyber non può essere previsto né diversificato. È permanente, adattivo e asimmetrico, e deve essere gestito attraverso la preparazione più che tramite la previsione.

Ciclo del credito e fragilità del sistema

Accanto al rischio cyber, si colloca l’inevitabilità di un ciclo del credito. Dimon è chiaro: una fase di contrazione arriverà, e potrebbe essere più severa del normale. I prezzi degli asset sono elevati, gli spread creditizi sono insolitamente compressi e molti operatori non hanno mai attraversato un intero ciclo economico.

Non individua un singolo colpevole, come il private credit, ma evidenzia un deterioramento generale della disciplina nell’erogazione del credito: covenant più deboli, ipotesi di crescita troppo ottimistiche e strutture legali che trasformano implicitamente prestiti garantiti in esposizioni non garantite.

Famiglie e imprese restano complessivamente solide, ma i governi sono fortemente indebitati, con margini di manovra ridotti nel momento in cui il ciclo si invertirà.

Intelligenza artificiale e discontinuità strutturale dei mercati

La storia insegna che le crisi del credito emergono raramente dove gli investitori se le aspettano. L’analogia degli “scarafaggi” utilizzata da Dimon non è un attacco a una specifica asset class, ma un monito: i primi segnali sembrano sempre irrilevanti finché non si moltiplicano.

In passato, le criticità sono emerse in settori inattesi, come utilities e telecomunicazioni nel 2000 o media nel 2008. Questa volta, il settore software potrebbe rivelarsi più vulnerabile di quanto si pensi, soprattutto con l’avvento dell’intelligenza artificiale, che potrebbe comprimere i margini, alterare i modelli di business ed esporre livelli di leva finanziaria che apparivano sostenibili in un contesto di tassi bassi.

Sul tema AI, Dimon si mostra molto ottimista nel lungo periodo, ma prudente nel breve. I benefici in termini di produttività, sanità e sicurezza sono evidenti, ma la velocità di adozione potrebbe superare la capacità del sistema di assorbirne gli effetti, con impatti occupazionali e sociali rilevanti.

Lloyd Blankfein: leva nascosta e rischi nel private credit

Il messaggio di Blankfein è più cupo nei toni, ma complementare nei contenuti. Parla di una crisi “percepibile nell’aria”, non perché il sistema stia già cedendo, ma perché ricorda da vicino il periodo precedente al 2008, quando si riteneva che la leva fosse sotto controllo.

Il rischio principale è rappresentato dalla leva nascosta all’interno di strutture opache, in particolare nel mercato in forte espansione del private credit e dello shadow banking. La regolamentazione ha reso le banche più sicure, ma ha spostato il rischio verso aree meno trasparenti, dove illiquidità e complessità possono nascondere vulnerabilità significative.

L’apertura di questi strumenti agli investitori retail in una fase avanzata del ciclo è particolarmente preoccupante: non perché il private credit sia intrinsecamente rischioso, ma perché opacità e illiquidità diventano critiche quando la fiducia viene meno.

Fragilità dei mercati e rischi sistemici sottovalutati

Dimon e Blankfein non stanno prevedendo un disastro imminente, ma stanno diagnosticando una fragilità diffusa. Il messaggio condiviso è che i rischi più pericolosi non sono quelli sotto i riflettori, ma quelli che i mercati hanno smesso di temere:

  • inflazione persistente
  • credito prezzato in modo errato
  • rischio cyber non copribile
  • disruption tecnologica
  • leva finanziaria nascosta

Il sistema appare stabile, ma proprio questa stabilità potrebbe essere un’illusione. Il rischio, come suggeriscono entrambi, è già presente all’interno del sistema.

Breve vs lungo termine

Non si tratta di un rischio immediato nel breve termine, dove l’attenzione resta focalizzata sulla geopolitica, ma rappresenta un segnale chiaro: non tutto nei mercati è solido e sicuro come può apparire.

Il salotto della gestione patrimoniale

House of Wealth SA accoglie i propri Clienti in un luogo dove la gestione patrimoniale diventa dialogo, ascolto e visione condivisa. Ogni incontro è un momento di confronto autentico, in cui idee e strategie prendono forma con naturalezza, guidate da competenza e attenzione al dettaglio.

Cookie bar

Facciamo uso di cookies e di altre tecnologie di tracciamento per migliorare la vostra esperienza e per analizzare il traffico del nostro sito web.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare la nostra Politica sulla privacy.

Cliccando su "Accetta" acconsentite alla raccolta dei dati.

Potete modificare in ogni momento le impostazioni relative ai cookies e rifiutarli, tranne quelli funzionali strettamente necessari.


Funzionali
Preferenze
Statistiche
Marketing